Tel +39058541701 - Fax +39058541702 - Email: c-zia@pec.cheapnet.it - P.IVA: 00606240455
Cerca:

Disposizioni in materia di espropriazione per pubblica utilità vigenti nella Zona Industriale Apuana.

(nota a cura dell’Ufficio di Direzione del Consorzio per la Zona Industriale Apuana

La possibilità di espropriazione di aree della Zona Industriale Apuana origina dalla dichiarazione di pubblica utilità delle opere occorrenti per l’impianto e l’esercizio della Z.I.A., dichiarazione sancita con il Decreto Legge 24 luglio 1938 n. 1266 – noto come il decreto istitutivo della Zona Industriale Apuana – e successivamente ribadita con le seguenti disposizioni riguardanti l’istituzione e il funzionamento del Consorzio Z.I.A.: D.L.C.P.S. 3 aprle 1947 n. 372. D.L. 31 marzo 1948 n. 242, Legge 28 marzo 1968 n. 435.

Ne consegue che la dichiarazione di pubblica utilità delle opere in argomento viene determinata “ope legis”, e l’atto amministrativo sottinteso ha solo il valore di una certificazione della presenza delle condizioni fissate dalla legge. Ciò comporta uno snellimento delle procedure per il conferimento della pubblica utilità delle opere da realizzare nella ZIA., che è il presupposto indispensabile affinché si possa procedere ad espropri.

Tale quadro normativo di riferimento conferisce singolarità al procedimento di esproprio nel comprensorio della Zona Industriale Apuana e lo differenzia sostanzialmente dalle espropriazioni compiute secondo la normativa generale (Legge 25 giugno 1965 n. 2359 e successive modificazioni e integrazioni. Legge 15 gennaio 1885 n. 2892. Legge 22 ottobre 1971 n. 865. Legge 28 gennaio 1977 n. 10. Legge 3 gennaio 1978 n. I. Legge 8 agosto 1992 n. 359).

Due sono le fattispecie previste dalla legislazione speciale sugli espropri nella Z.I.A.:

1. quella contemplata in maniera specifica dal 20 comma dell’art. 1 della Legge 28 marzo 1968 n. 435. che consente al Consorzio Zona Industriale Apuana. per la costituzione di un patrimonio consortile. di chiedere l’esporprio a suo favore di aree e fabbricati da destinare a nuovi impianti industriali e ad attività artigianali. nonchc all’attuazione del Piano Regolatore Generale della Zona Industriale Apuana e dei Piani particolarcggiati e per l’apprestamento di servizi:

2. quella che potremmo definire “classica”, contemplata dal decreto istitutivo della Zona Industriale Apuana e dalle leggi speciali successive, che consente ad un soggetto pubblico o privato che intenda realizzare un’opera all’interno del comprensorio ZIA. – nel caso del privato, per l’esercizio di un’attività industriale, nel caso del pubblico per servizi ed infrastrutture – di chiedere l’esproprio. a suo favore, delle aree dove andrà ad insistere l’opera stessa.

La fattispecie definita come “classica” è quella maggiormente utilizzata negli anni dalla costituzione della ZIA. ad oggi: le nonne che la disciplinano consentono l’esproprio delle aree che non hanno mai avuto un utilizzo industriale.

La possibilità dell’esproprio di aree già utilizzate a fini produttivi invece a determinarsi nel combinato disposto tra le norme già considerate – in particolare. l’art. 3 della Legge 28 marzo 1968 n. 435 e il secondo comma dell’art. 2 del D.L. 31 marzo 1948 n. 242 – che consente, per realizzare opere aventi la caratteristica della pubblica utilità (nei termini precedentemente indicati). di espropriare i fabbricati e gli impianti industriali che rimangano inutilizzati o inattivi per oltre sei mesi, per causa imputabile al proprietario o all’imprenditore.

Due sono, quindi, le condizioni per procedere in questa ipotesi espropriativa. che ovviamente, come detto. deve essere preceduta da una seria proposta insediati a alternativa:

a) l’inutilizzo o l’inattività di fabbricati o impianti protrattisi per oltre sei mesi:

b) la responsabilità dcl proprietario o dell’imprenditore nella determinazione o nel protrarsi di questa situazione.

Nel caso di esproprio diretto del Consorzio ZIA. (la fattispecie n. 1 sopra descritta). pur rimanendo fermo il riferimento all’elemento oggettivo dell’inutilizzo. non vengono posti limiti minimi temporali a tale condizione e non Viene menzionata la necessità di attribuire una responsabilità soggettiva della situazione di inutilizzo al proprietario o all’imprenditore.

Circa le procedure da seguire in caso di esproprio su istanza del privato o del pubblico (la fattispecie “classica” di cui sopra). l’iter viene ad essere avviato solo dopo la presentazione al Consorzio Z.I.A. di una richiesta corredata da un Progetto per la realizzazione di opere conformi alle prescrizioni del P.R.G. Il Consorzio, dopo aver verificato la Presenza delle condizioni previste dalla legge. procede all’approvazione del progetto. dichiarando la pubblica utilià delle opere.

Approvato il progetto da parte degli organi consortili e decisa la richiesta di esproprio, il Presidente del Consorzio Procede alla pubblicazione, nell’albo pretorio del Comune interessato, dell’elenco dei beni da espropriare. e se non Viene presentata opposizione dal proprietari, richiede al Sindaco l’emissione del decreto di esproprio.

quindi il Sindaco dcl Comune dove sono ubicati i beni che, in base al potere di delega conferitogli dal Presidente della Regione Toscana con la Legge Regionale n. 50/1984, emette il procedimento ablativo: ma. come si è visto, lo può fare solo su richiesta del Consorzio Z.I.A.

l’ indennità per gli espropriati vengono proposte dal Consorzio e stabilite dal Sindaco e devono essere versate dell’espropriante prima dell’emissione del decreto.

Nel caso di esproprio diretto del Consorzio Z.l.A. l’unica differenza rispetto all’iter procedurale suesposto è costituita dal fatto che non occorre un progetto definito, ma solo una delibera in cui il Consorzio dichiari l’intenzione di inserire i beni nel patrimonio consortile per una futura destinazione industriale.

Back to Top